"A dire che le cose ci sono
non posso essere che io e cio' assolutamente.
Pero', che sia io a dire che ci sono,
non puo' significare che le cose ....non ci sono...."

In "Idealismo o realismo ?"
(Giornale critico della filosofia italiana, 1932, VI, pp.426-51)

& 77 - L'esistenza delle cose anteriore al pensiero.

Affermare che la realtà che è oggetto della nostra esperienza e del nostro pensiero sia una realtà che sussiste per se stessa, importa tanto quanto affermare che essa poteva sussistere prima del pensiero, che viene a rivolgersi su di essa, o che essa sussisterà, o potrà, per lo meno. sussistere, dopo di essa. Ma quale realtà ? Quella evidentemente della quale ci si possa persuadere che sia esistita prima che noi veniamo ad osservarla, e della quale anche si debba ritenere che sussisterà dopo che noi cesseremo di considerarla. Questa proposizione per sè non dovrebbe fornire ulteriori difficoltà. Erronea sarebbe invece la proposizione,(e l'errore è stato quello non di una dottrina realistica, come poi si è ritenuto, ma di una dottrina g n o s e o l o g i c a oggettivistica nel senso che se ne è chiarito a suo luogo, cfr. Introd. gen. , & V), se, non soltanto si assumesse che quella realtà , della quale si parla in quanto la si pensa, sussista per se stessa, ma anche si volesse assumere , che essa, precisamente in questa sua oggettività, che per sè sussiste prima del pensiero, rappresenti la oggettiva verità della cosa : una verità che oggettiva sarebbe in quanto non venisse pensata dal soggetto o in quanto non venisse toccata dalla propria attività critica di lui; e perciò una verità alla quale il soggetto ormai può giungere se non rinunziando al suo pensiero o affissandosi in essa.

& 78 - Critica della proposizione : esse est percipi.

Di contro alla proposizione che si è riportata sopra si arrestano dubbiose quelle filosofie contemporanee che vorrebbero parlare sì di una oggettività dell'esperienza , ma non si sentono poi l'animo di rivedere i principi fondamentali da cui muove il soggettivismo moderno: e perciò si arrestano a un che di mezzo, affermando che l'oggetto della conoscenza avrebbe sì una sua realtà di contro al pensiero che lo pensa, ma che esso sarebbe anche legato o connesso con questo pensiero e non sarebbe da pensare fuori di una relazione con esso (correlativismo del soggetto e dell'oggetto). Questa proposizione che sembra a primo aspetto salvare così la capra come i cavoli della favola, si ritrova espressa, più o meno precisamente in questa forma, nella grande maggioranza delle dottrine filosofice contemporanee, e come quella proposizione che si ferma ad un partito mediano o di compromessotrae con sè il numero maggioore, se non anche il più riguardevole, di seguaci, ma non si sottrae perciò di più così all'uno come all'altro dei due errori da cui ci si doveva guardare : quello cioè , dell'oggettivismo gnoseologico e quello dell'idealismo trascendentale.......E che ciò che importa è precisamente di spezzare quel legame onde nella filosofia moderna si è ritenuto di legare l' e s s e r e al p e n s i e r o secondo la proposizione di Berkeley, che esse est percipi...."[In Franco Lombardi,Opere IV, La libertà del volere e l'individuo, Fratelli Bocca Editore - Milano - 1941 -Biblioteca di Scienze Moderne N. 125 - pagine 159, 160 e 161]

Ultimo Aggiornamento, Febbraio 2001 by Romolo Cappola

 

1. L'esperienza e il problema dei soggetti.

"Se si getta lo sguardo sul panorama e direi sulla selva delle varie filosofie contemporanee, non si puo' non restare stupiti dinanzi all' acccordo che domina, sia pure genericamente, intorno al concetto dell'esperienza.

Si direbbe che anche il diavolo si e' vestito da frate: e che non vi e' pensatore che piu' si scalmani contro le affermazioni e le proposizioni dell' idealismo, che, venuto a parlare di cio' che si deve intendere per esperienza, non si tenga in obbligo di rigettare da se' il paventato titolo di positivista...."

[Franco Lombardi, Opere I-II, Il Mondo degli uomini, I, 2a Edizione Febbraio 1967 - Pagina 13 ; 1a Edizione, Firenze, le Monnier, 1935]

 

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La presente Edizione di Biblio Media è dedicata a Franco Lombardi Filosofo della Libertà
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Romolo Cappola